Svelare i misteri del Sole

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Nel 2007 uscì il film “Sunshine” (regia di Danny Boyle) il quale sembra un sci-fi qualsiasi ma questo è un errore grossolano. Il film è molto affascinante su vari aspetti, incluso quello filosofico, esistenziale e in questo la fotografia veste un importantissimo ruolo. La trama parte dal fatto che il Sole si stia spegnendo, la Terra sta congelando e una spedizione di scienziati cerca di portare una enorme bomba nucleare nel Sole per riattivarlo.

In particolare sono rimasto colpito dalla potenza che il Sole emanava con la sua presenza sullo schermo. Quello che il film fa sicuramente bene, infatti, è dare un chiaro senso della scala delle cose e della geografia: da subito abbiamo idea delle ampie dimensioni dell’astronave e tuttavia il sole la sovrasta con la sua grandezza. Il regista e il comparto degli effetti speciali hanno particolarmente curato questo aspetto e la nostra stella, con la sua intensa e furente luce, nel film troneggia come una divinità, bella e distante, calda e fredda allo stesso tempo. Non sorprende che nell’antichità l’essere umano abbia adorato il Sole: se alla nascita ci avessero detto che quella meravigliosa luce nel cielo è un dio, non avremmo battuto ciglio.

L’astronave è fornita di una stanza con un’enorme finestra che dà direttamente sul sole. Alcuni dei personaggi del film (lo psicologo di bordo Searle, per esempio, nell’immagine di apertura) passano molto tempo in quella stanza, diminuendo progressivamente il filtro che può al massimo far passare il 3,1% della luminosità per pochi secondo prima di danneggiare irreversibilmente la retina. Searle parla della differenza tra oscurità nello spazio e luce: il buio è usato nel deprivamento sensoriale, è un vuoto nel quale si galleggia; la luce, al contrario, ti avvolge completamente, tanto da divenire parte di te. Ecco che quella luce del sole viene percepita come una droga a cui si può diventare assuefatti e necessitare, quindi, di quantità sempre maggiori.
D’altronde sappiamo che la corretta esposizione alla luce solare è correlata a molti benefici per la nostra salute, tra i quali produzione di vitamina D e salute delle ossa ed anche produzione di serotonina, coinvolta nelle sensazioni di benessere e buonumore.

Per maggiori informazioni sui benefici del sole, leggi questo mio post.

Seppure nella seconda parte il film vira su un genere più action, conserva tuttavia tutto il suo profondo portato. La parte del cattivo, infatti, non è mai definita. Può essere il Sole che, seppure indebolito, conserva tutta la sua potenza distruttiva verso i microscopici esseri umani. Può essere il misterioso ospite sgradito (non faccio spoiler) la cui violenza è connessa alla luce e non, come succede di solito, al buio. Il nemico numero uno, tuttavia, è l’essere umano stesso. Infatti, a chilometri di distanza dalla Terra, con il Sole morente che minaccia l’intera vita sul pianeta, il pericolo maggiore per l’umanità è ancora l’uomo che nelle sue mani ha sia la possibilità di salvezza che quella di distruzione.

Il film dà un’indicazione su come utilizzare questa possibilità. Alcuni dei personaggi, infatti, compiono volontariamente un sacrificio perché il resto dell’umanità possa avere una chance. Sentono, cioè, il peso della loro responsabilità che vogliono onorare. Non a casa l’unico che si sottrae a questo sacrificio viene poi punito dalla trama.

È bello vedere scienziati di diverse discipline e vedute lavorare insieme per un obiettivo comune, per il bene comune. Questo è il grande insegnamento della scienza ed è quello che ci spinge a proseguire il nostro infinito viaggio verso la conoscenza. E le sorprese non mancano.

Alla fine di gennaio il telescopio statunitense Dkist ci ha inviato immagini del Sole mai viste prima. Quello che vediamo sono le celle convettive di cui è ricoperto l’astro, ognuna grande come la Spagna: si tratta di plasma ad altissime temperature che risale verso la superficie, si raffredda e quindi ricade negli strati inferiori.

Questa immagine è una versione modificata di questa.

Il fascino e la curiosità scientifica verso il Sole hanno spinto l’Agenzia spaziale europea a inviare il 10 febbraio 2020 la sonda Solar Orbiter ad una distanza (o vicinanza!) mai raggiunta prima: in due anni raggiungerà meno di un terzo della distanza Terra-Sole (42 milioni di chilometri), oltrepassando Mercurio e osservando anche le zone polari grazie all’orbita eccentrica che guadagnerà.

Chi sa, tra uno o due decenni, le immagini che potremo goderci della nostra stella. Una cosa è certa: ogni passo avanti nella scienza ci fa sentire sempre più piccoli e sempre più immersi in un universo i cui misteri, probabilmente, non si sveleranno mai del tutto.

 

 

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