Giornata Mondiale della Terra 2018

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Immagine in copertina: NASA Earth Observatory

Chi è appassionato di astronomia, fisica o anche solo fantascienza conoscerà sicuramente Carl Sagan. Stiamo parlando, infatti, di un astronomo ma anche divulgatore scientifico e autore di numerosi libri.
Sua è l’ideazione della placca in oro sulla sonda Pioneer 10 usata come biglietto da visita dell’umanità lanciato nello spazio.

La sua opera più popolare e famosa è sicuramente il libro “Contact”, da cui è stato tratto anche un bellissimo film con Jodie Foster per la regia di Robert Zemeckis. Il libro, come il film, esplora in forma di romanzo cosa accadrebbe se fossimo contattati da esseri extraterrestri tecnologicamente e culturalmente molto più evoluti di noi. Quali le domande che improvvisamente sorgerebbero, quali i cambiamenti nel mondo. Sagan è molto ottimista su questo punto: pensando a qualcuno di così grande e più saggio di noi al di fuori del nostro pianeta, venendo a conoscenza di qualcosa al di fuori del nostro mondo, nascerebbe e si rafforzerebbe il senso di “noi” come abitanti dello stesso pianeta, le guerre si fermerebbero, perché perderebbero importanza: proiettati improvvisamente in un’ottica infinitamente vasta come l’universo, quali motivi terrestri, quali microscopiche differenze tra di noi potrebbero portarci a combatterci a vicenda?

La filosofia di Sagan, tradotta in maniera così avvincente nel suo romanzo, è elegantemente espressa in questo suo profondo messaggio con cui ha scelto di condividere le sue emozioni umane e i suoi pensieri da scienziato di fronte a questa fotografia del pianeta Terra:

“Quella è la Terra fotografata da 6 miliardi di km di distanza, dalla sonda Voyager 1. Il nostro pianeta è quel minuscolo puntino a circa metà della fascia marrone a destra.

Da questo distante e vantaggioso punto di vista, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni e ideologie, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un minuscolo granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odi. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.

Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.”